Monday, 18 February 2013

Kanezawa Files #1: Cruelty Free


Come promesso, stavolta si inizia davvero! Infatti, dopo la presentazione della rubrica fatta qui, stavolta si inizia a discutere sul serio. Vorremo creare una certa continuità tra una rubrica e l'altra, speriamo di riuscirci anche con la vostra partecipazione ;)
Venendo al sodo, di che si parla stavolta? Prima che della confusione su che prodotti sono cruelty free o no, è il caso di capire qual è il "cruelty free" che andiamo cercando noi.

Kanezawa Files #1: Cruelty Free


Ebbene sì, la prima considerazione da fare prima di immergersi nel mondo del cruelty free è cercare di capire che cosa si intende con questo sintagma. Già così si può avere un'idea di quale sia la portata dei fraintendimenti quando si parla di questo argomento così complesso.

Cruelty-free is a general term that describes an activity that doesn't require death or harm to humans or animals for the activity to occur. It is often used by the animal rights movement to describe products that have been manufactured without using animal products or testing on animals. (Wikipedia)

Cruelty free, in questi termini, significa:
- no al dolore inflitto ad esseri umani (maltrattamento o sfruttamento sul lavoro);
- no al dolore inflitto ad animali (nessun test);
- no a parti di animali come ingredienti dei prodotti.

Siete stupiti? La lotta per il cruelty free non è solo animalista come sembrerebbe!
In realtà, già solo cercando una definizione a partire dal nostro problema, la cosmesi cruelty free, non possiamo non renderci conto che la questione è globale e coinvolge moltissimi campi della nostra vita, così come molte variabili spesso complesse.

Punto 1: no al dolore inflitto ad esseri umani

Come anticipato prima, in linea generale si intende il maltrattamento e lo sfruttamento dei lavoratori. Qui non sono parte in causa le associazioni animaliste, ma piuttosto quelle umanitarie.
Ma come può influire questo problema nel mondo della cosmesi? In fondo è di questo che parliamo qui, no?
Grazie ad alcuni movimenti contro il capitalismo e contro le multinazionali, dagli anni Novanta in poi è nata la coscienza dello sfruttamento dei lavoratori del Terzo Mondo.
La dislocazione delle aziende nei paesi poveri con manodopera a basso costo è una realtà che ha ancora i suoi casi eclatanti (negli ultimi mesi ad esempio si è parlato delle "fabbriche dei suicidi" in Cina).
Anche molte aziende cosmetiche hanno parte della produzione, se non tutta, dislocata in paesi dell'Asia, in particolare in Cina. Alcune aziende forniscono dichiarazioni sui diritti dei lavoratori, altre no.
Un altro problema sono alcuni tipi di ingredienti vegetali, che vengono dalle piantagioni dei paesi dell'Africa e del Sud America. Nelle piantagioni di cacao, ad esempio, è fatto abbastanza comune lo sfruttamento della manodopera, anche minorile. Trovandosi in paesi con una legislazione debole sui diritti dei lavoratori e dei minori, molte aziende se ne approfittano. Altre aziende invece lavorano con etica, e garantiscono ai lavoratori un giusto compenso e dei diritti minimi.
Altre aziende ancora utilizzano solo ingredienti provenienti da agricolutura equo solidale.

Riguardo a questo tema, sono per noi stati illuminanti:
Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Guida al consumo critico: il testo raccoglie informazioni su diversi problemi nella produzione dei beni di consumo e sui comportamenti delle aziende.
Naomi Klein, NO LOGO: il testo di riferimento sugli aspetti negativi delle politiche di branding, con esperienze dirette nelle fabbriche del Terzo Mondo.
The Corporation: film del 2003 sul comportamento delle multinazionali e sullo spazio che hanno preso nelle nostre vite, a scapito dell'ambiente e della salute.

Punto 2: no al dolore inflitto ad animali

Questo è il punto che viene preso maggiormente in considerazione ogni qual volta si parla di cruelty free.
I test sugli animali nascono come metodo per certificare la sicurezza dei prodotti e degli ingredienti per la nostra salute. Con gli anni ci sono state diverse direttive che hanno dato delle regole a questi test, grazie all'intervento delle associazioni animaliste, le quali hanno sempre recriminato l'inutilità dei test sui prodotti finiti, della crudeltà e del dolore inflitto agli animali, e hanno sempre spinto verso la creazione di test alternativi che certificassero la sicurezza effettiva dei prodotti e degli ingredienti.

Un appunto che ci viene da fare sui test che sono, al momento, ancora in uso: nonostante si fregino di essere test per la sicurezza della nostra salute, dopo test di questo tipo sono stati messi in commercio prodotti formati da ingredienti "sicuri" che con il tempo si sono rivelati nocivi (esempio: la formaldeide), ma che vengono ancora utilizzati.
Dov'è allora la sicurezza?

Come vedremo nel prossimo Kanezawa Files in cui parleremo delle varie direttive sui test, non esistono attualmente ingredienti di sintesi che non siano stati testati, di recente o in passato, sugli animali. Da marzo 2013 in poi nessuna azienda che vuole vendere in Europa potrà testare i nuovi ingredienti, solo quelli saranno totalmente cruelty free.
Per avere un cosmetico totalmente no cruelty, probabilmente dovremmo limitarci ai soli prodotti con ingredienti di origine vegetale, sempre che anche quelli in passato non siano stati testati da qualcuno. Ma allora diventa una ricerca incredibilmente difficile e donchisciottesca.
Chi invece scende a un compromesso, si affida alle aziende che hanno dato una cut off date: non utilizzano ingredienti testati da un certo anno in poi (a volte coincide con la fondazione del brand) o che utilizzano la Positive List (ingredienti pre-76).

Un problema sorto negli ultimi anni è quello dei re-test degli ingredienti ad opera di alcune aziende, e soprattutto quello dell'apertura al mercato cinese, e alla conseguente necessità di far testare i propri prodotti prima di avere il lasciapassare per la vendita.

Altra contraddizione sorge quando un'azienda cosmetica notoriamente cruelty free viene acquistata da una multinazionale che esegue test sugli animali. In alcuni casi le aziende continuano la loro politica cruelty free (OPI, Urban Decay, The Body Shop), in altri casi invece iniziano a testare a loro volta (Essie). Nei confronti delle prime aziende ci sono due diversi atteggiamenti: c'è quello di sostegno che serve a dimostrazione del fatto che il cruelty free funziona e può espandersi, e quello di rifiuto che non vuole dare i suoi soldi, neanche in minima parte, alle multinazionali che testano.
Anche a questo argomento lasceremo molto spazio, visto che entrambe le posizioni hanno i loro pro e i loro contro.

Punto 3: ingredienti di origine animale

Quello che sembrerebbe un problema solo per vegetariani e vegani, sta diventando invece una questione che interessa anche chi non condivide le idee di questi stili di vita.
Anche se a prima vista non sembrerebbe, il mondo della cosmesi è pieno di prodotti che hanno origine animale. Il problema sorge quando ci si chiede perché un prodotto viene definito vegano. Bisogna essere per forza vegani per non volere alcuni ingredienti nei propri cosmetici? NO.

Facciamo degli esempi eclatanti:
Collagene animale: di solito utilizzato nelle creme anti invecchiamento, non è sicuramente adatto a vegani e vegetariani, ma non piace neanche a molte altre persone;
Carminio: sostanza colorante rossa che si ottiene dai corpi di alcuni insetti, che vengono gettati vivi nell'acqua bollente. È l'unico colorante naturale rosso, le alternative sono chimiche. Non piace ai vegani, ma neanche ai vegetariani, e neanche a tante altre persone che ritengono crudele una morte del genere.
Pennelli con setole naturali: considerato che non c'è una sicurezza al 100% sul trattamento degli animali in fase di spazzolatura, i pennelli in setole naturali sono un no completo per i vegani (che del resto non usano neanche la lana, figuriamoci pennelli di martora), ma possono benissimo non piacere ai vegetariani e a tutti gli altri, animalisti o no.

È molto interessante, quando si cerca qualcosa di una marca, capire se ha una politica vegana o meno. Ci sono marche che utilizzano il Carminio senza problemi, altre che lo preferiscono in quanto naturale, ma che si sono adattate alle richieste pressanti dei consumatori (es. Neve), altre non lo utilizzano di principio.
Stesso discorso per i pennelli: la maggior parte dei pennelli professionali sono fatti di setole naturali perché sono più adatte all'uso delle polveri, mentre quelli con le setole sintetiche sono solo alcuni pennelli specifici per i prodotti in crema. Spesso ci sono i set "vegani" e "completamente cruelty free". Altre aziende ancora invece producono per scelta solo pennelli con setole sintetiche (ma sono prevalentemente pennelli per consumatori normali, non sono rivolti ai make up artist).

E se volessimo, potremmo aggiungere la questione ecobio... se un prodotto ha ingredienti inquinanti che poi sono pericolosi per la fauna marina o per chiunque altro?

In conclusione...

Abbiamo messo tanta carne al fuoco, ce ne rendiamo conto. Etica aziendale, test sugli animali, contraddizioni tra Cina, multinazionali e sicurezza degli ingredienti, per non parlare degli ingredienti di origine animale. Inoltre il cruelty free non è l'unico metro di giudizio che usiamo per decidere se una marca ci piace oppure no.
Speravate di farvi chiarezza su cosa per voi è cruelty free e invece magari avete più dubbi di prima, vero?
Ci siamo solo resi conto di una cosa: per capire cosa noi intendiamo per cruelty free dobbiamo ancora indagare su più fronti e decidere mano a mano cosa è peggio e cosa è meglio secondo la nostra etica personale. E visto che le marche perfette non esistono, dovremo chiederci se per noi è peggio che una marca usi i pennelli naturali o se invece è da considerare perché non mette sostanze nocive nei suoi prodotti. Se per me la charity dell'azienda la salva, ai miei occhi, dai test che fa sugli animali. E così via.


Come abbiamo anticipato il prossimo post sarà sulle legislazioni dei test e seguirà un'overview sulle certificazioni , ma se avete qualche dubbio o qualche argomento che vi sta particolarmente a cuore, segnalatecelo nei commenti!

Siamo curiose di sapere come la pensate voi!

Alla prossima,
Ere & Anna K.

9 comments:

  1. Articolo interessantissimo! Essendomi appassionata solo di recente (nell'ultimo anno, in pratica) al makeup, mi sto ancora informando riguardo tutti gli argomenti che avete trattato o cui avete accennato in questo post. Ci sono buoni spunti di riflessione, sono molto curiosa di leggere il prossimo. Grazie!

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    1. Ti ringrazio! Spero che ti piacciano anche i prossimi!

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  2. Non credo sia così scontato che molti vegetariani e vegani facciano caso agli ingredienti delle cose meno ovvie, siano essi cibi o cosmetici, forse per superficialità o ipocrisia. Ciò non toglie che la maggioranza sarà ben informata e consapevole, ma purtroppo questa è la mia esperienza.

    Può essere utile sapere che il carminio può essere indicato anche come "cochineal extract", "carmine", "crimson lake", "natural red 4", "C.I. 75470", "E120", "natural colouring", "colorante naturale".

    Purtroppo i pennelli in setole naturali hanno una qualità maggiore, per come trattengono e rilasciano il colore; inoltre, a parità di numero del pennello, quello in setole naturali è più fine. La differenza nel risultato è sicuramente visibile, ma non credo che possa davvero fare una grande differenza a chi non è artista professionista di unghie o make up.

    Devo dire che ignoravo l'aspetto del cruelty free legato allo sfruttamento della manodopera!

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    1. Verissimo! Di vegetarianesimo/veganesimo, carmine, pennelli e altro parleremo anche in modo più approfondito, quello che mi dici sui pennelli era una cosa su cui volevo indagare a fondo, e mi confermi quello che avevo un po' intraletto in giro... che sfortuna. Anche se poi in realtà, se ci fosse una garanzia sul trattamento degli animali in fase di spazzolatura, credo che andrei tranquilla anche su quelli (del resto in casa ho pennelli artistici con setole naturali...).
      Spero molto nel tuo contributo, sembri bene informata *_*

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    2. Credo che Nailpolisharmy abbia espresso la sua opinione in modo moderato e con cognizione di causa, e ovviamente essendo un'opinione si può essere d'accordo o meno.
      Quello che ha evidenziato però ha senso, come il fatto che attualmente le setole sintetiche stanno guadagnando dignità, ma non si può certo ignorare lo storico se si vuole avere una buona panoramica della questione.
      Nessuno stava dicendo che una tipologia è buona e l'altra è cattiva, e si parlava in generale della differenza per non andare fuori tema (parlavamo di cruelty free). Ma ne riparleremo, così tratteremo della cosa nei dettagli.

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    3. Giorni fa guardavo i video delle guru di youtube più famose, sia mua professioniste sia ragazze qualsiasi con la passione per il make up, e ho notato una cosa.

      La *stragrande maggioranza* di loro usa e consiglia alcuni pennelli in particolare. Vai a vedere e sono pennelli di pelo di capra.
      Non ce n'è una che rinuncerebbe al suo pennello da sfumatura super iper figo per un pennello di setole sintetiche.

      La tendenza a usare sempre di più il sintetico c'è, è innegabile, ma temo sia una minoranza. Anche perché la maggioranza delle persone che guardano i tutorial, poi quei pennelli in setole naturali se li vanno a comprare. E poi dicono "ma no, non ci credo! È di capra?" e nessuno sa come sono state ottenute, quelle setle.
      E se vai a vedere i cataloghi delle marche di pennelli più famose, siamo sempre lì. Pure gli Hakuhodo sono tutti di setole naturali, e sono "i pennelli migliori sul pianeta".

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  3. Sì, lo ammetto. Nella mia ignoranza ho sempre associato il cruelty free alla sola sfera animale. Agli umani non ci pensavo proprio!
    Come mi aspettavo questa rubrica sarà fonte di mille riflessioni...e da novizia dell'ambiente non posso che aspettare i prossimi capitoli!

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    1. Sono contenta di averti dato uno spunto positivo! Tengo molto ai pelosi, ma anche alle questioni umanitarie :)

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  4. Davvero interessante questo articolo, io devo dire la verità, non sono mai stata attentissima alla questione cruelty-free, però con questo post mi avete dato sicuramente spunti molto interessanti per riflettere e cercare informazioni in più.

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