Friday, 4 April 2014

Safari Loves Cruelty Free, Vol. 17: Coty


Torna sul blog la rubrica Safari Loves Cruelty Free, dedicata all'analisi dei brand cosmetici in base a critery di cruelty free, inci e trasparenza nei confronti dei consumatori.
Questo post è stato davvero travagliato. Doveva essere un post su O.P.I, ma la parte su Coty stava diventando troppo lunga e quindi ho deciso di parlare prima del colosso e in seguito di dedicarmi al brand di smalti.

Storia e filosofia del brand

Coty nasce a Parigi nel 1904 grazie al fondatore François Coty. Negli anni si è fatta conoscere per la sua collaborazione con le star del mondo dello spettacolo per la produzione di profumi. Attualmente ha sede a New York, ha sotto di sé 34 aziende cosmetiche controllate direttamente o acquistate negli anni, e fa parte della multinazionale Unilever.
Storia del brand su Wikipedia qui.
Sito internet: http://www.coty.com/

Criteri

  • Dichiarazioni: Molto spesso su Internet si legge che Coty testa sugli animali. L'azienda dichiara invece di non testare su animali da molti anni.
    • Dichiarazione del 2012: "Coty voluntarily ceased testing finished cosmetic products on animals in 1991, long before the official European ban on such testing in 2004. Coty has been actively involved for many years in the research and development of alternatives to animal testing. (...) Our safety assessment of cosmetic ingredients is based on the use of recognized alternatives to animal testing, the use of existing safety data and, increasingly, the sharing of such data with other industries. We do not perform, nor do we ever commission any third parties on our behalf to perform, testing of our products or ingredients on animals. (...) We continue to strive for the development and acceptance of additional reliable non-animal testing methods and will continue to vigorously support the research, implementation and improvement of alternatives to animal testing, especially for those more complex tests for which no alternative methods have been established. For this purpose we actively participate in research programs in Europe and the USA by dedicating funding, time, resources and scientific expertise. The common goal of all these efforts is to completely eliminate animal testing." (fonte)
    • Dichiarazione di O.P.I: "COTY, which purchased OPI in late 2010, stopped animal testing long before they purchased us." (fonte
  • Certificazioni: nessuna.
  • Mercato europeo: sì.
  • Mercato cinese: sì.
    • "The only exceptions are the very few countries where, by law, the regulatory authorities require us to submit our products or ingredients to them for testing on animals as a mandatory part of their regulatory protocols in compliance with their local regulations. In these countries we regularly communicate directly with the authorities and try to convince them to accept the validity of the results of alternative non-animal testing methods. We accede to mandated testing by the authorities on animals only as a last resort." (fonte)
    • Dichiarazione di O.P.I: "We sell to China -- but despite their theoretical requirement for animal testing, they have NOT yet demanded that of OPI. COTY has negotiated with various governments to drop this requirement, and succeeded in many cases. Here's hoping they win in China." (fonte)
    • Non sono conosciuti i nomi dei paesi in cui Coty ha vinto contro le regolamentazioni statali sui test animali e non sono segnalate prove di questi fatti.
  • Multinazionali: Coty fa parte di Unilever.
  • Marche sottoposte al controllo di Coty: 34 aziende tra cui Astor, Bottega Veneta, Marc Jacobs, Rimmel London, OPI, NYC, Sally Hansen (elenco completo). Non tutte sottostanno alla politica sui test di Coty.

    Considerazioni personali

    Le mie considerazioni su Coty nascono principalmente da ciò che si dice indirettamente sull'azienda quando si cercano informazioni su O.P.I. Il ragionamento che solitamente si legge su Internet è che pur non testando su animali, essendo stata acquistata da Coty, "azienda che testa", non possa essere considerata cruelty free perché "parte dei soldi che paghiamo vanno a Coty e finanziano i test su animali". Il problema di questo ragionamento è che non ci sono prove reali del fatto che Coty testi i suoi cosmetici e i suoi ingredienti (pratica attualmente illegale in Europa).
    Bisogna affidarsi alle dichiarazioni sull'argomento fatte dalla marca. Come tutte le dichiarazioni ufficiali trasmesse dalle marche, se false possono essere denunciate. Bisogna saperle leggere e interpretare, e soprattutto bisogna conoscere bene la normativa europea, che ho illustrato qui.

    • Coty ha smesso di testare su animali i prodotti finiti prima del ban europeo definitivo del 1994. Ricordo che questa pratica era stata abbandonata da molte marche dopo il cessato obbligo di test su prodotti del 1976, perché molto costosa. Nonostante ciò, Coty ha continuato a testare prodotti sugli animali dal 1976 al 1991.
    • Coty non testa né fa testare i suoi ingredienti altrove, poiché utilizza database di ingredienti sicuri della positive list più quelli condivisi con altre aziende. Quest'ultima dichiarazione può essere interpretata in questo modo: non lavoro direttamente sullo sviluppo di nuovi ingredienti (che fino all'anno scorso voleva dire obbligo di test animali), tuttavia utilizzo ingredienti cosmetici sviluppati da altre aziende grazie ai test animali.
    • L'impegno nella ricerca di metodi alternativi (promossa anche economicamente dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti d'America) la associa a L'Oréal.
    Si potrebbe quindi pensare che, se le dichiarazioni sono vere, Coty non sia esattamente cruelty free poiché non usava ingredienti dalle positive list ma acquistava anche nuovi ingredienti testati nel periodo in cui non era obbligatorio. A obiezione si potrebbe dire che neanche la positive list è no cruelty, ma ovviamente essendo una questione etica esistono tante risposte quante sono le teste che ci ragiona.

    Ciò che mette realmente Coty nella lista di aziende che sono coinvolte nei test animali, è la sua presenza nei negozi fisici di paesi in cui sono obbligatori i test animali sugli ingredienti. Nonostante nelle dichiarazioni si legga lo sforzo di Coty di evitare questo obbligo, c'è da dire che non fa la scelta etica di ritirarsi da quel mercato, scelta che invece moltissime aziende fanno.
    Ciò vuol dire che i prodotti delle sue marche che vengono vendute in Cina (con l'eccezione di O.P.I che non viene testata) e altri paesi in cui i test animali sono/erano richiesti, sono effettivamente testati su animali. Di conseguenza, tali marche non sono cruelty free.

    Potete immaginare che per me e per Safari questa premessa significa una bella croce sopra le suddette marche. Safari disapprova.

    Del controverso caso di O.P.I parleremo nel prossimo post, perché per oggi abbiamo messo già abbastanza carne al fuoco! Fatemi sapere se vorreste leggere comunque informazioni aggiuntive su alcune delle marche dell'elenco di Coty, come ad esempio Rimmel London o Sally Hansen, molto diffuse nel mercato italiano.

    Alla prossima!
    Ere & Anna K.

    Disclaimer
    I contenuti di questo post sono frutto di una modesta ricerca personale su dati forniti dalle aziende sui propri siti o tramite comunicazioni ufficiali riportate su altri siti di informazione quali Wikipedia, il sito della PETA e GoCrueltyFree. I dati sono presentati in modo obiettivo e scevro da giudizi, sia positivi che negativi. Le mie considerazioni personali vanno quindi considerate semplicemente quali riflesso della mia opinione e della mia personale etica da consumatrice e cliente. Non vi è nessun giudizio negativo nei confronti dei consumatori con cui non condivido l'etica dell'acquisto.

    4 comments:

    1. Ah.

      Interessante l'interrogativo che ha posto la blogger in merito alla risposta di OPI "I find this response quite interesting! I had no idea that China does not demand all companies products to be tested on animals. I would like to know why they have not demanded it of OPI, but they have from Rimmel who also is a subsidiary of Coty Inc. Also, what other governments have they negotiated with to drop this requirement and won?.

      Sarebbe proprio carino saperlo.

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      Replies
      1. Domandona che mi sono fatta anche io. Dove sono le prove, poi?

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      2. Qui oltre al problema etico c'è anche la nebulosità di certe dichiarazioni. E' difficile prendere parte/emettere giudizi quando non si sa bene a chi/cosa credere...
        Grazie per questi post che aiutano a fare un po' di chiarezza (per lo meno a non affidarsi solo ai sentito dire o luoghi "bloggari" comuni).

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      3. Sono d'accordissimo con te, e grazie per la fiducia :D

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