Monday, 14 April 2014

Safari Loves Cruelty Free, Vol. 18: O.P.I


Torna sul blog la rubrica Safari Loves Cruelty Free, dedicata all'analisi dei brand cosmetici in base a critery di cruelty free, inci e trasparenza nei confronti dei consumatori.
Dopo aver parlato di Coty nello scorso post, ci occupiamo finalmente di O.P.I.

Storia e filosofia del brand

O.P.I nasce nel 1981 grazie al suo CEO e Presidente George Schaeffer come azienda a conduzione familiare dedicata alla creazione di smalti per uso professionale. Suzi Weiss Schaeffer è EVP e direttrice artistica (è lei la Suzi che compare spesso e volentieri nel nome degli smalti).
Nel 2010 è stata acquistata da Coty, una delle più grandi aziende di profumeria al mondo.
Sito internet: www.opi.com

Criteri

  • Multinazionali: nel 2010 è stata acquisita da Coty, azienda di profumeria inserita nella multinazionale Unilever.
  • Dichiarazioni: attualmente non c'è nessuna dichiarazione sui test animali sul sito di O.P.I, le dichiarazioni provengono da risposte date a blogger che hanno chiesto informazioni:
    • "OPI does not perform animal testing, nor does OPI contract to have it performed elsewhere. When sensitization testing is necessary, it is performed on informed, consenting, paid human volunteers – not animals." (fonte)
    • "COTY, which purchased OPI in late 2010, stopped animal testing long before they purchased us." (fonte)
  • Certificazioni: nessuna, attualmente non è più nella lista "do not test on animals" della PETA (pdf qui) ma non è neanche nella "do test" list (pdf qui).
    Nel 2011 PETA risponde così a una blogger che chiede informazioni su O.P.I ed Essie:
    • "We are very pleased to report that PETA has received written confirmation from OPI assuring us that its animal-testing policy will not change and that its products will remain cruelty-free. We feel that it’s imperative for consumers to continue buying OPI products in order to support the company’s anti-testing stance and to show parent companies that the market for cruelty-free products is huge." (fonte)
  • Mercato europeo: sì, attraverso i suoi distributori a livello nazionale. Sephora, azienda non cruelty free perché ha negozi fisici in Cina, distribuisce OPI in molti paesi europei e non. Il marchio è venduto anche su molti negozi online di beauty o di smalti.
  • Mercato cinese: sì, come buona parte delle marche che sono sotto Coty. Tuttavia a questo proposito si legge questa dichiarazione:
    • "We sell to China -- but despite their theoretical requirement for animal testing, they have NOT yet demanded that of OPI. COTY has negotiated with various governments to drop this requirement, and succeeded in many cases. Here's hoping they win in China." (fonte)
  • Inci: OPI vanta di essere uno dei primi brand ad aver inserito la lista di ingredienti sui suoi smalti. Attualmente i suoi smalti sono B5Free.
    • "Since 2006, OPI has reformulated its entire line of Nail Lacquers, Nail Treatments, and Nail Hardeners to eliminate DBP (dibutyl phthalate) and Toluene. Formaldehyde has never been an ingredient in OPI Nail Lacquers or Nail Treatments. Some OPI Nail Hardeners do contain formaldehyde, while others are formulated without it to give consumers a choice. The levels of formaldehyde are more than four times lower than the safe levels established by the U.S. Food and Drug Administration."
  • Vegan: non tutti i prodotti sono vegani. OPI dà informazioni accurate sull'argomento:
    • "Avojuice Lip Gloss – contain Beeswax (INCI name: Cera Alba).
      Avoplex High Intensity Hand Cream -- contains Hydrolyzed Keratin from a certified BSE free source, New Zealand wool.
      Axxium Soak-Off Gels – some shades contain Carmine (INCI name: CI 75470), an insect-derived pigment. This material is also known as Cochineal.
      Ridge Filler – contains silk (INCI name: Serica), an insect derived fiber.
      Guanine (INCI name: CI 75170), derived from fish scales, was formerly used in a very small number of OPI and Nicole Nail Lacquers (only 19 out of the more than 2500 in our database). There are no plans to use it in future shades.
      This listing does not account for discontinued products, or older versions of current products, that may still be circulating in the marketplace years after we ceased manufacturing them. For example, several discontinued lip products contained carmine and/or beeswax, and several nail treatment products formerly contained certified BSE-free keratin and/or collagen derivatives. Over the last several years, our trend and the general cosmetic industry trend has been to move away from most animal ingredients (beeswax excepted). Always check the label and call OPI if you are uncertain about a specific product."
  • Charity: O.P.I, come buona parte delle grosse aziende mondiali, ha campagne di charity segnalate in una zona del sito (www.opi.com > About OPI > Giving back). Come molte aziende di smalti, ogni anno ad ottobre fa uscire una collezione per il mese della prevenzione del cancro al seno: una percentuale del ricavato va alla ricerca. 
  • Human cruelty free: O.P.I si impegna a non alimentare e a lottare contro lo sfruttamento e il traffico degli esseri umani e la schiavitù (www.opi.com > About OPI >  Supply Chain).

Reperibilità

In Italia il marchio fino a non molto tempo fa era distribuito da Faby, attualmente invece il distributore è SiFarma Spa. Altro importante distributore è Sephora (azienda non cruelty free).

Considerazioni personali

Il ragionamento che solitamente si legge su Internet parlando di O.P.I è che pur non testando su animali, essendo stata acquistata da Coty - azienda che testa - non può essere considerata cruelty free perché "parte dei soldi che paghiamo vanno a Coty e finanziano i test su animali".
Il problema di questo ragionamento, come dicevamo nel post precedente, è che spesso c'è confusione sulla stessa Coty, che attualmente è "rea" di test su animali per le sue esportazioni in territorio cinese, e non per esperimenti propri (post dettagliato qui). Andiamo quindi con ordine:
  • O.P.I prima del 2010 era un'azienda "cruelty free" ed era iscritta nella lista "do not test" di PETA.
  • Quando è stata acquistata da Coty, ha informato PETA che la sua politica sui test non sarebbe cambiata. In base a questa dichiarazione, è plausibile che O.P.I non faccia uso uso degli ingredienti offerti dalla ricerca e dai test animali delle aziende affiliate a Coty.
  • Attualmente è venduta in Cina, ma le autorità cinesi hanno acconsentito a non far testare i prodotti del marchio sugli animali nonostante l'attuale normativa sulla sicurezza dei cosmetici.
In base alle dichiarazioni che abbiamo in mano, O.P.I non è rea di aver condotto/fatto condurre test animali per i suoi prodotti, e si è impegnata anche a rendere vegani più prodotti possibile.
Come dicevamo, molto spesso la marca viene considerata non cruelty free perché parte del denaro va pur sempre a un gruppo non cruelty free. Si potrebbe aggiungere che anche i canali di distribuzione non lo sono.

Personalmente, mi faccio più problemi quando acquisto un marchio che ha come parent company un colosso che testa, e preferisco potendo tutti gli altri marchi self-owned con un'etica aziendale che mi piace. Quando però un marchio si distingue all'interno del colosso per il suo comportamento sono più positiva nei suoi confronti.
O.P.I non mi fa così tanto affidamento come altre aziende nella stessa situazione, perché le informazioni non sono abbastanza chiare e comprovate.
Per questi motivi gli smalti OPI nel mio stash sono davvero pochi e quelli acquistati li ho presi solo perché davvero particolari. Safari does not completly approve!

Alla prossima!
Ere & Anna K.

Disclaimer
I contenuti di questo post sono frutto di una modesta ricerca personale su dati forniti dalle aziende sui propri siti o tramite comunicazioni ufficiali riportate su altri siti di informazione quali Wikipedia, il sito della PETA e GoCrueltyFree. I dati sono presentati in modo obiettivo e scevro da giudizi, sia positivi che negativi. Le mie considerazioni personali vanno quindi considerate semplicemente quali riflesso della mia opinione e della mia personale etica da consumatrice e cliente. Non vi è nessun giudizio negativo nei confronti dei consumatori con cui non condivido l'etica dell'acquisto.

10 comments:

  1. Sono d'accordo con te, molto peggio un'aziend che ha un parent che testa che una come OPI che almeno un po' pare essersi impegnata in questo senso nonostante la vendita sul mercato cinese! (anche se io continuo a preferire gli smalti China Glaze come qualità!)

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    1. Diciamo che è un meno peggio XD comunque troppo casino, continua a piacermi poco! ChG invece è molto più chiaro :)

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  2. Effettivamente non si sentono forse nel bisogno di chiarire ulteriormente sulla questione. Non compro quasi mai opi, più che altro per altri motivi, ma un po' di delucidazioni in merito non costerebbero nulla.

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    1. Fare chiarezza farebbe piacere alla fetta di mercato "non talebana ma ci tengo", vorrebbe dire essere un po' più trasparenti, spero che se ne rendano conto!

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  3. Il mio interrogativo della scorsa volta resta aperto...se le cose stanno davvero così, cosa costerebbe rendere pubbliche le certificazioni?
    Non so...concordo con Safari. Qualcosa mi puzza.

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    1. Safari è molto contenta e ora saltella giuliva sul letto! Credo non rendano pubblico nulla perché... non hanno più certificazioni cruelty free. E perché forse pubblicare quelle carte è impossibile. Non lo so. Sta di fatto che non piace manco a me.

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  4. Insomma, interrogativo... Boh, devo dire che purtroppo cedo al brand... :(
    Cmq O·P·I - Odontorium Products Inc. - era un'azienda ortodontica. Ah, chissà, magari quando aprirò la mia fabbrica di caccoledinaso e caramellegommose potrò far una divisione smaltosa.
    E testerò le caccoledinaso su ricchi ereditieri mondiali (rigorosamente maggiorenni).

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    1. Non c'è niente di male a cedervi ;) credo più che altro che sia giusto sapere certe cose!
      Adoro questa tua idea xD

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  5. Forse non fanno certificazioni anche perché certificarsi è comunque un costo aziendale e come tale va valutato in rapporto di costi/benefici che apporterebbe. Questo senza nulla togliere al fatto che la loro posizione sia particolare.

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    1. Certificarsi PETA non ha un costo essendo un'auto certificazione, mentre certificarsi Leaping Bunny sì. Sono sicuramente scelte aziendali, ma secondo me non si certificano perché NON hanno i parametri, prima che la volontà.

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